La Carta dei Principi

LA CARTA DEI PRINCIPI
Associazione nazionale per l’Animazione
Associanimazione
Maggio 2003

 

“L’animazione è una pratica sociale finalizzata alla presa di coscienza e allo sviluppo del potenziale represso, rimosso o latente, di individui, piccoli gruppi e comunità” e colloca la sua azione nel territorio “al fine di favorire i processi di crescita della capacità delle persone e dei gruppi di partecipare e gestire la realtà sociale e politica in cui vivono”.
Aldo Ellena

 

  • Il ruolo sociale dell’animazione: l’animazione svolge oggi un ruolo sociale fondamentale nei processi d’individuazione, lettura, analisi dei bisogni/desideri e nell’attivazione di percorsi in cui le persone e le organizzazioni possano riconoscersi e valorizzare il proprio potere d’azione in relazione a se stesse e al proprio contesto di vita, riscoprendo significati e prospettive dell’azione collettiva.

 

  • Lo spazio dell’animazione: fare animazione non significa intrattenere o far trascorrere più o meno piacevolmente il tempo libero, ma facilitare processi attraverso i quali le persone riscoprano la propria capacità di abitare il tempo che vivono, anche quando questo è un tempo di crisi, un tempo complesso, conflittuale o apparentemente vuoto. E’ necessario, in tal senso, superare una prospettiva del vivere meramente individualista, pensando e progettando l’animazione come un percorso in cui le persone si assumano responsabilità nella costruzione di processi comunitari.

 

  • La costruzione dialogica della comunità: l’animazione può contribuire allo sviluppo delle competenze sociali in età evolutiva e allo stesso tempo può lavorare al loro potenziamento in
    età adulta, sia a livello individuale che collettivo. Parallelamente nel lavoro di comunità, accompagnando le persone a riscoprire la dimensione della cittadinanza attiva, il lavoro animativo gioca una funzione significativa nello sviluppo della capacità di riconoscere, esprimere, valorizzare i diversi punti di vista, aiutando a costruire ponti di dialogo e di confronto per la costruzione attiva delle comunità di appartenenza.

 

  • La riappropriazione del modello di sviluppo: gli scenari socio culturali e storico politici che caratterizzano la complessità dei tempi che viviamo richiedono e quasi impongono la
    riscoperta dell’animazione come promozione, costruzione, rafforzamento dei legami sociali; integrazione di mondi tra loro diversi, che hanno bisogno di individuare spazi di relazione,
    confronto e scontro generativo per sostenere la progettazione di cambiamenti possibili. In questo senso l’anima politica dell’animazione torna a giocare un ruolo centrale nello sviluppo del lavoro sociale. Fondamentale torna ad essere il tentativo di rendere visibili le contraddizioni per alimentare la cultura dell’azione progettuale contro l’accettazione passiva e/o la protesta fine a se stessa con un’attenzione particolare ai rapporti tra economia e azione sociale. In questo senso è importante operare tra locale e globale stimolando attraverso progetti concreti il cambiamento dei comportamenti quotidiani, dei consumi e dell’ organizzazione della città e dei quartieri. In questo si intende contribuire a reimpostare lo stile di vita del singolo e della comunità in chiave di sostenibilità, semplicità, convivialità, tolleranza e convivenza. La partecipazione: la partecipazione è il passaggio obbligato dell’animazione: l’animazione è la vita, la vita del gruppo, del quartiere, della città, della popolazione. La partecipazione è un rimedio importante alla patologia sociale di questo tempo. In questo senso risulta fondamentale lavorare con le persone per riscoprire la propria capacità di leggere, analizzare, esprimere i propri bisogni/desideri all’interno dei contesti nei quali vivono e accompagnarle nell’acquisizione e nello sviluppo di competenze attraverso le quali progettare e attuare il cambiamento desiderato. Un ruolo significativo che l’animazione potrebbe giocarsi è quello di lavorare sulla “spettacolarizzazione” delle contraddizioni, intesa come ritualità attraverso la quale rendere visibile le diverse sfaccettature del reale. L’animazione sarà quindi attenta a sostenere il servizio di coloro che a livello politico ed istituzionale sono impegnati a garantire lo sviluppo della democrazia partecipativa, ricercando modalità nuove e creative per favorire l’esercizio della cittadinanza attiva anche a livello planetario nonché la trasparenza e l’apertura della pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini.

 

  • I compagni di viaggio: i compagni di viaggio dell’animazione vanno cercati innanzitutto all’interno stesso del mondo dell’animazione, con i diversi modelli secondo cui si è sviluppata, consapevoli che occorre uscire da logiche personalistiche distruttive e fare tutti un passo indietro per trovare quel comune terreno che possa farci sentire comunità di
    animazione. L’intento, più che l’idea di adesione a un modello, può essere la rielaborazione partecipata dei contributi dell’esperienza passata e presente. In questo senso vanno oggi
    ricordati quanti lavorano per lo sviluppo di forme diversificate di co-progettazione sociale e di partecipazione dal basso.Vanno ricordati quanti stanno sviluppando forme di lettura critica rispetto alla società locale e globale e al modello di sviluppo in cui ci si è incanalati. Compagni di viaggio si manifestano più da vicino nella quotidianità del lavoro di animazione, quegli operatori professionali e quei volontari che agiscono nelle comunità locali come dentro i gruppi e le organizzazioni con approcci molto simili a quello dell’animazione, in quanto fanno leva sulla costruzione di partnership e di reti in cui si possano sperimentare legami sociali improntati al riconoscimento reciproco, sulla costruzione di spazi collettivi in cui leggere insieme i problemi e individuare nuove ipotesi a cui ancorare nuove progettualità. Infine, sono compagni di viaggio quanti stanno sperimentando da vicino l’avventura dell’interscambio tra culture, per permettere a persone e gruppi di intergire tra loro e, dunque, di sciogliere le diffidenze e trovare intersezioni culturali. Le contaminazioni con nuovi e impensati compagni di viaggio permetteranno all’animazione di rendere socialmente utile la sua storia, di farsi luogo di ricerca e sperimentazione al confine tra vari mondi sociali, di apprendere da una dimensione sociale
    più vasta evitando dal rischio dell’autoreferenzialità. Una particolare attenzione l’animazione dovrà avere nell’interagire con chi opera nel contesto dei “nuovi media”,
    sviluppando coscienza critica nei confronti della ideologia del marketing e dell’intrattenimento, e operando invece per la piena valorizzazione delle valenze di comunicazione circolare, di interattività e di lavoro a rete che sono connaturali alle nuove tecnologie e al WEB.

 

  • Tra professione e movimento: per quanto l’esistenza di una figura professionale specifica possa dare forza a un movimento di persone che fa riferimento all’animazione come pratica
    di intervento nella realtà, non riteniamo che questa sia per noi una questione centrale: l’animazione, ripeteva di continuo Aldo Ellena, il fondatore di “Animazione Sociale”, deve
    essere pratica diffusa all’interno di molte professioni, deve essere uno stile che definisce dei riferimenti metavaloriali per ispirare l’azione sociale, deve costituire l’orizzonte di riferimento di realtà diverse che si immaginano un mondo in cui bisogni, desideri e progetti delle persone siano al centro.